Giornalista professionista, fu assunto a “il Mattino” da Giovanni Ansaldo, nel 1960. Si occupò, quale inviato speciale, di cronaca nera, di sport, di spettacoli vari, di avvenimenti culturali. Divenne poi lo specialista del Sessantotto e del Terrorismo nostrano e internazionale: coordinò i servizi riguardanti le stragi (piazza Fontana, Piazza della Loggia, l’Italicus, gli assassinii dei magistrati, Bologna, ecc.), si occupò delle Olimpiadi di sangue di Monaco di Baviera.

Pietro Gargano lo ricorda così:
A via Chiatamone fece la cronaca nera: la fece, disse ironico, “come uno che abbia una brutta malattia e si illude che passerà“. Lavorò alle province, intesseva dialoghi surreali con i corrispondenti di paesi sperduti. Si occupò della “cucina” del giornale: molti altri usavano forbici e colla per appiccicare i dispacci di agenzia, lui li leggeva svelto e batteva resoconti da inviato firmando con nomi forestieri. Era nato capo, ma non gli piaceva comandare e della carriera se ne infischiava. Chi lo ricorda in queste righe lo conobbe ragazzo, una domenica degli anni ’60. Angelo doveva scrivere il solito pezzo “di colore” sulla partita del Napoli, intervistava gente qualunque e ne ricavava letteratura. Quella domenica non aveva voglia di uscire e intervistò me. “Guagliò, perché il Napoli ha pareggiato?” Mi chiese. “Perché la paura fa zero a zero“, risposi, ancora me ne vergogno. Stranamente la battuta gli piacque, rileggerla il giorno dopo fu un bell’oroscopo.