Il “Fronte del Sud”

“Acquistate solo prodotti del Sud perché siamo un popolo di consumatori e così incentiviamo i prodotti del Mezzogiorno”; “Ritirate i vostri depositi dalle banche pubbliche e dalle Poste”; “Uscite dai partiti e dai sindacati nazionali”.
Dovete pretendere che tutte le opere pubbliche che devono essere realizzate nel Mezzogiorno, vengano appaltate esclusivamente da aziende del Sud.
Si deve pretendere l’insegnamento obbligatorio in tutte le scuole dei “parlare meridionali”.
Le canzoni napoletane, non più tutelate dalla Siae, diventino non di dominio pubblico, ma di proprietà di un Ente per la canzone napoletana, istituito per nome e per conto di tutte le regioni meridionali.
Io non voglio vincere le elezioni, voglio conquistare il potere, perché i conti (economici) con il settentrione e le aziende del Sud, vanno fatti, una volta per tutte.

PERIODICO DI INFORMAZIONE POLITICA MERIDIONALISTICA N.0 ANNO 1991
Quando nasce un movimento nuovo, le colonne di piombo si sprecano. Ma cosa dire della nascita di un Movimento antico le cui radici affondano nella millenaria cultura di un popolo? E’ il caso del nostro “Fronte del Sud”, nato sullo scoglio di Megaride qualche millennio fa, nutrito dalle genti del Sud ogni qualvolta la calata del PREDATORE di turno tentava di cambiarne i connotati, rivissuto nelle gesta di chi non volle arrendersi a quella unità d’Italia mai raggiunta all’indomani della tragica caduta del Regno delle due Sicilie.
Il Movimento riprende corpo ora, si consolida e cresce man mano che l’odio e la ferocia degli assassini della nostra cultura si fa più pressante, più animosa, più provocatoria. E’ il caso del sen. Bossi e della sua Lega Lombarda, alla quale non basta più l’olocausto delle popolazioni meridionali sull’altare della unità italiana. No!
Ora vogliono toglierci anche il diritto di circolazione sul suolo patrio e perché no, quello alla esistenza su questo suolo.
Quelle scritte vergognose sulle mura del Nord d’Italia, gli incitamenti al Vesuvio, l’inno agli alberi che devono prendere il posto dei terroni, testimoniano il razzismo vergognoso di costoro nei confronti di chi, saccheggiato e distrutto dalla cleptomania savoiarda, è andato anche ad arricchirli prestando la sua opera mal pagata per decenni, alla loro imprenditoria.
L’ITALIA NON E’ MAI STATA FATTA! Questa l’assurda, amara verità.
E’ stata costruita su misura la corte economica dei conquistatori del Regno, ed è stato sancito il nostro vassallaggio a quelle genti… NIENT’ALTRO!
E cosa sono stati gli anni del dopoguerra per il nostro Sud? Emigrazione, lacrime e sangue, miseria economica, miseria morale, droga, mafia, camorra, e ndrangheta. Cattedrali nel deserto, fabbriche da regalare al capitalismo torinese costruite con i soldi del contribuente salassato, promesse di industrializzazione mai mantenute, politici corrotti e affiliati alle peggiori cosche, sono il risultato di mezzo secolo di governi “democratici”, che non hanno esitato a svendere la nostra cultura e le nostre tradizioni al mondialismo economico.
E mentre l’asse della storia inverte le sue polarità e dallo scontro Est-Ovest ruotando di 90 gradi evidenzia una tendenza mortale alla contrapposizione Nord-Sud, i politici del mezzogiorno svendono quanto resta della nostra storia alla più becera plutocrazia della storia italiana, da Agnelli a Pesenti a Berlusconi.
E come pensare di starsene buoni e tranquilli in un così tragico momento? DOVEVAMO REAGIRE! DOBBIAMO REAGIRE!
E così il movimento risorge, prende corpo, si incunea tra le diverse opinioni dei suoi appartenenti e li lega, li unisce, li affascia! Per fare cosa? E qui le idee sono chiare. Per recuperare al Sud tutta la sua dignità storica, politica e culturale, per restituire alle sue genti una speranza di futuro.
Come? Poche cose ma fondamentali! Chiediamo l’abolizione di una ex-cassa per il Mezzogiorno i cui danari si sono fermati sempre e solamente nel chiuso delle segreterie dei partiti.
Chiediamo alle banche del Sud, alle quali indirizziamo il risparmio, di favorire con tassi agevolati la nostra imprenditoria.
Chiediamo allo stato unitario di istituire l’anagrafe delle imprese meridionali alle quali affidare il lavoro del Sud nel Sud.
Chiediamo alle popolazioni del Sud di ritrovare la propria libertà, la voglia di vivere, la voglia di essere.
Per questo in un momento politico drammatico, abbiamo fatto una scelta sofferta ma ambiziosa.
Per questo chiediamo a tutti voi di scegliere con noi la trincea di chi, nel corso di millenni di storia, ha preferito non mollare. MAI!

I Congresso Generale del “Fronte del Sud” per l’elaborazione del progetto politico e l’elezione degli organismi statutari
Intervista “Giornale di Napoli”
Il Fronte del Sud