Lo Scrittore

Si occupò di Storia e Letteratura napoletane. Ha scritto prefazioni per libri recenti e per ristampe di libri ormai rari. Ha dato alle stampe Cose di Napoli (1978-1979, tre volumi di commenti a documenti inediti o rari riguardanti la storia di Napoli), Quegli assassini dei fratelli d’Italia (1990), Politici meridionalisti tra rinnegamenti ed abiure(1991), ’A mazza e ’o pivuzo, il giuoco fanciullesco più religioso del mondo (1987), ’E ffunnachere, la IV egloga -Melpomene – delle Muse Napolitane di G.B.Basile, Sunettiatella, Poesie (1994), Il brigantaggio postunitario(Saggio, 1991), Nicola Capasso, un’arca di scienza e di crudeltà (Saggio, 1996), Emmanuele Rocco : Basilio Puoti lo odiò e per lui fu l’oblio (Saggio,1996), Luigi Molinaro del Chiaro: gran bel pudore spudorato, il suo (Saggio,1996), In primis feriae (sugli avvocati napoletani del Cinque e del Seicento), ’O Quatto ’e Maggio nella storia di ieri (dal 1500) e di oggi (1996), Italia, Italia, Italia, comprendente saggi su Italia, Gran Madre delle selve montane e dei cicli vitali, su Federico II e il suo sogno italiano, sul bellum italicum mirante, da parte degli italici, all’ottenimento della par condicio (dal 90 a.C. a Mario e Silla). Ma il suo lavoro più conosciuto è “L’Inferno della Poesia Napoletana”, un’antologia di poesie napoletane proibite (prima edizione 1974) giunta alla terza edizione nel 1991. Copie dell’Inferno sono nelle Americhe, in Canada, in Germania, nelle biblioteche di numerose università italiane e straniere. Il pregio dell’opera consiste nell’assoluta serietà con la quale vengono criticamente presentati, per la prima volta in Italia, i Poeti e le loro Poesie clandestine. La critica ha mostrato di apprezzare molto, oltre L’Inferno, i citati tre saggi (su Emmanuele Rocco, Luigi Molinaro del Chiaro e Nicola Capasso). Ma Angelo ha scritto anche un’interessante contro-storia delle origini di Napoli “Partenope, le Sirene, Ulisse” che, ancor prima di essere pubblicata, andava già facendo scalpore negli ambienti che ne hanno conosciuto gli argomenti e il modo tutt’affatto singolare con il quale sono stati affrontati.
Angelo stava scrivendo la più bella storia d’amore della Napoli della fine del Cinquecento: stava ricostruendo, cioè, i momenti felici della grande passione dalla quale vennero travolti Maria d’Avalos e Fabrizio Carafa d’Andria (1590), e il martirio volontario che gli amanti, ormai scoperti, subirono, per mano del marito e cugino di lei, Carlo Gesualdo, il madrigalista più famoso d’Europa. Purtroppo non è riuscito a portarla a termine…