Angelo Manna

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Nato ad Acerra (Napoli) l’8 giugno 1935, Angelo Manna ha studiato al liceo Vittorio Emanuele di Napoli ed è laureato in Giurisprudenza. Giornalista professionista, fu assunto a “Il Mattino” da Giovanni Ansaldo, nel 1960. Si occupò, quale inviato speciale, di cronaca nera, di sport, di spettacoli vari, di avvenimenti culturali. Divenne poi lo specialista del Sessantotto e del Terrorismo nostrano e internazionale: coordinò i servizi riguardanti le stragi (Piazza Fontana, Piazza della Loggia, l’Italicus, gli assassinii dei magistrati, Bologna, ecc.), si occupò delle Olimpiadi di sangue di Monaco di Baviera.Nel 1976 fu il primo giornalista televisivo d’assalto d’Italia. Condusse una rubrica settimanale che chiamò “Il Tormentone” e divenne tanto popolare, in tutto il Sud, che, candidato indipendente alle elezioni politiche del 1983, fu eletto deputato a furor di popolo (82 mila voti validi e più di 30 mila annullati) nella lista del MSI. Fu confermato nella successiva consultazione elettorale. Fondò il Fronte del Sud nel 1991 e ne è tuttora… il presidente, il segretario e l’iscritto. Purtroppo, naufragò miseramente sia per la mancanza di una cassa di risonanza e di fondi adeguati, sia per l’indifferenza di coloro che Lui, a ben ragione, qualificava “pecore”. Basti pensare che alle lezioni amministrative a Napoli la lista del suo movimento prese soltanto 2500 voti, appena 500 in più di Bossi.Ma pure preso dalla passione politica, Angelo fu sempre apprezzato per il rigore meridionalista dei suoi studi e dei suoi scritti. Sono decine e decine i suoi articoli in difesa del Sud ospitati da giornali e riviste nazionali e recensiti dalle TV locali, e sono numerose le conferenze da Lui tenute in tutte le regioni meridionali sulla necessità di realizzare, finalmente, dopo quasi un secolo e mezzo di chiacchiere, l’unificazione nazionale.Per oltre quarant’ anni, Angelo si occupò di Storia e Letteratura napoletane.Ha scritto prefazioni per libri recenti e per ristampe di libri ormai rari.Ha dato alle stampe Cose di Napoli (1978-1979, tre volumi di commenti a documenti inediti o rari riguardanti la storia di Napoli), Quegli assassini dei fratelli d’Italia (1990), Politici meridionalisti tra rinnegamenti ed abiure(1991), ’A mazza e ’o pivuzo, il giuoco fanciullesco più religioso del mondo (1987), ’E ffunnachere, la IV egloga -Melpomene – delle Muse Napolitane di G.B.Basile, Sunettiatella, Poesie (1994), Il brigantaggio postunitario(Saggio, 1991), Nicola Capasso, un’arca di scienza e di crudeltà (Saggio, 1996), Emmanuele Rocco : Basilio Puoti lo odiò e per lui fu l’oblio (Saggio,1996), Luigi Molinaro del Chiaro: gran bel pudore spudorato, il suo (Saggio,1996), In primis feriae (sugli avvocati napoletani del Cinque e del Seicento), ’O Quatto ’e Maggio nella storia di ieri (dal 1500) e di oggi (1996), Italia, Italia, Italia, comprendente saggi su Italia, Gran Madre delle selve montane e dei cicli vitali, su Federico II e il suo sogno italiano, sul bellum italicum mirante, da parte degli italici, all’ottenimento della par condicio (dal 90 a.C. a Mario e Silla).Ma il suo lavoro più conosciuto è L’Inferno della Poesia Napoletana, un’antologia di poesie napoletane proibite(prima edizione 1974) giunta alla terza edizione nel 1991. Copie dell’Inferno sono nelle Americhe, in Canada, in Germania, nelle biblioteche di numerose università italiane e straniere. Il pregio dell’opera consiste nell’assoluta serietà con la quale vengono criticamente presentati, per la prima volta in Italia, i Poeti e le loro Poesie clandestine.La critica ha mostrato di apprezzare molto, oltre L’Inferno, i citati tre saggi (su Emmanuele Rocco, Luigi Molinaro del Chiaro e Nicola Capasso). Ma Angelo ha scritto anche un’interessante controstoria delle origini di Napoli Partenope, le Sirene, Ulisse che, ancor prima di essere pubblicata, andava già facendo scalpore negli ambienti che ne hanno conosciuto gli argomenti e il modo tutt’affatto singolare con il quale sono stati affrontati. Angelo stava scrivendo La più bella storia d’amore della Napoli della fine del Cinquecento: stava ricostruendo, cioè, i momenti felici della grande passione dalla quale vennero travolti Maria d’Avalos e Fabrizio Carafa d’Andria (1590), e il martirio volontario che gli amanti, ormai scoperti, subirono, per mano del marito e cugino di lei, Carlo Gesualdo, il madrigalista più famoso d’Europa. Purtroppo non è riuscito a portarla a termine…Angelo se n’è andato quasi all’improvviso per un ictus cerebrale l’11 giugno 2001 dopo 47 giorni di sala di rianimazione, lasciando nello sgomento la moglie, i figli, la famiglia, gli amici più cari. E’ stato un uomo che ha dato conto di sé, lasciando in ogni modo un segno alle generazioni future. Ha vissuto la sua vita coerentemente col suo modo di pensare, raccogliendo le continue sfide senza tirarsi indietro, pagando in prima persona, senza mai calar la testa, con coraggio e dignità. Attraverso i numerosi scritti ha tentato di risvegliare le coscienze dei suoi conterranei con uno stile spesso aggressivo, sanguigno, ma sempre appassionato.E’ auspicabile che qualcuno, uscito finalmente dal “gregge”, ne raccolga il testimone e, imboccata la strada additata, la prosegua nel solco da Lui tracciato con tanta passione.A noi familiari resta il rammarico che se n’è andato troppo presto, quando aveva ancora tanto da dire e da dare, soprattutto agli altri.