associazione culturale amici di Angelo Manna

 

 

 

                                                    L'interpellanza dell'On.Angelo Manna (MSI)
                                     Il Risorgimento piemontese visto da un grande meridionalista

Cavour protobeccaio e porco di stato.
Angelo Manna è da considerarsi tra i più grandi scrittori meridionalisti. Studioso di cose risorgimentali, ha insegnato ad una generazione, la nostra, ad amare il Sud e la sua storia. È stato uno dei primi a scoprire la potenza che possono emanare le onde televisive: quando parlava lui, le altre Tv ammutivano quasi; nell'ora della sua trasmissione riusciva a catturare l'ascolto di migliaia di napoletani e non solo. Le onde di Canale 21, negli anni '80, oltrepassarono infatti, i confini della Campania e ben presto la popolarità dello storico napoletano varcò anche l'oceano approdando nelle Americhe.
Oltre mille ore di trasmissione dell'emittente televisiva privata su quello che è stato il risorgimento nel Sud, svegliarono di colpo le coscienze sopite dei napoletani. Manna si presentava sugli schermi in modo elegante, capelli lisci, neri, imbrillantinati e tirati all'indietro, da vero meridionale, da vero napoletano, linguisticamente raffinato, serioso, arrabbiato, con la rabbia di chi sa di essere stato preso per i fondelli dalla storia di regime, intercalando sapientemente, a volte, qualche battuta in lingua autoctona, altre volte frasi in latino., in francese. Da quegli studi Manna tuonava contro i cosiddetti padri della patria, contro Garibaldi, contro Cavour, contro i Savoia, contro i corrotti del centrosinistra di allora che aveva fondamenta solide e che paragonava ai corrotti dell'800. Cosa nuova ed inedita in quei tempi dissacrare i liberatori, i rigeneratori, i massoni, re e primi ministri del regime savoiardo ritenuto sacro fino ad allora.
Un partito, il MSI, intuendo l'Affair elettorale pensò bene di intruppare il grande storico nel proprio partito alle elezioni del 1983. Manna sbalordì tutti prendendo oltre 130 mila voti di cui validi 90 mila, venendo poi rieletto anche nel 1987.
La sua carriera politica finì quando, da deputato in carica, presentò un'interpellanza all'allora ministro della difesa Giovanni Spadolini in data 25 settembre 1990.