ricerche
suoi antichi
convincimenti,
intuizioni,
idee. Ha messo
a fuoco personaggi
e temperie
culturali prima
appena abbozzati
o semplicemente
citati o richiamati
alla memoria.
Emmanuele Rocco,
Luigi Molinaro
del Chiaro,
Nicola Capasso,
Nicola Valletta
sono i personaggi
più
recentemente
fatti oggetto
di indagine
storica e di
analisi critica.
Ha raccontato,
dalla posizione
da lui ritenuta
più
corretta, il
processo risorgimentale
dell’unita
d’Italia e
del brigantaggio.
Ha raccolto
in questo stesso
1999 tutta
la sua produzione
poetica in
lingua e in
vernacolo (come
ancora si usa
dire). Per
la poesia in
vernacolo non
solo ha usato
il napoletano
vero, quello
parlato dal
popolo che
continua ad
abitare l’antica
città
e non il napoletano
italianizzato
della borghesia
e dei letterati.
Ma ha usato
lo stesso linguaggio
veristico,
ricco di riferimenti
naturalistici,
pregno di termini
che rinviano
a parti del
corpo umano
e alle pratiche
ad esse riferibili.
È il
linguaggio
del Pentamerone
di G.B.Basile,
del Candelaio
di Giordano
Bruno. Quando
Bruno usava
quel linguaggio
che ad alcuni
fa arricciare
il naso o fa
vibrare la
immorale corda
moralistica
lo faceva con
il dichiarato
intendimento
di polemizzare
contro la cultura
del suo tempo,
frutto di idealizzazioni
astratte e
di superfetazioni
intellettualistiche.
Manna, come
Bruno, rispetto
alla dicotomia
natura-artificio,
fa la sua scelta
per la natura
e per il linguaggio
che la indica
nella sua pregnanza.
Il linguaggio
veristico,
naturalistico,
non solo ha
il potere di
rompere le
strutture concettuali
del formalismo
e del convenzionalismo
ipocriti, ma
riesce a veicolare
una forza vitale
altrimenti
contenuta o
cancellata.
Anche questa
scelta è
prodotta dall’osservanza
della regola
della sincerità.
Ma è
prodotta anche
dalla volontà
di ridare cittadinanza
ai ceti esclusi
dalla iconografia
convenzionale
della città.
Si tratta,
con quel linguaggio
e con i suoi
contenuti,
di riportare
sulla scena
letteraria
i pezzi di
teatro che
ancora oggi
vengono naturalmente
e comunemente
rappresentati
nei vicoli
di Napoli.
Di quella parte
di Napoli che
non è
stata scalfita
dalla ventata
innovatrice
del processo
storico. E
che è
la stessa messa
in scena da
Boccaccio,
cantata dal
Basile, rappresentata
da Bruno e
che… Angelo
Manna vuole
ancora conservare
come protagonista
della sua letteratura.
Conservare
lingua e contenuti
espressivi
di questa parte
della città,
significa sottrarla
alla dispersività
e al declino.
Significa conservarla
nei testi così
come si conserva
nelle strade
e nei vicoli.
Significa soprattutto
sopperire alle
carenze di
cattedre di
lingua napoletana,
di Accade