primis,
a cui tale
cittadinanza
è stata
e continua
ad essere negata.
In un poscritto
a un suo recente
lavoro, Manna
ha fornito
un lungo elenco,
ricavato da
un manoscritto
del marchese
di Villarosa,
dei personaggi
illustri di
quel che fu
il Regno di
Napoli dei
quali non è
rimasta alcuna
memoria sepolcrale.
E, questo,
non per...
necrofilia,
per semplice
amore di cose
sepolcrali.
Ma perché
la mancata
cura e memoria
del sepolcro
è indizio
chiaro della
scarsa cura
e della tenue,
se non nulla,
memoria della
persona e delle
sue idee. Nel
nutrito elenco
di quei personaggi
figurano i
nomi di uomini
i quali con
il loro pensiero
e la loro azione
non favorirono
questi contro
quelli, né
i pochi contro
i molti, né
i molti contro
i pochi. Figurano,
invece, nomi
di uomini i
cui pensieri
e i cui scritti
hanno giovato
e potrebbero
ancora giovare
all’umanità
intera. A voler
fare qualche
nome, dobbiamo
ricordare Francesco
d’Andrea, Domenico
Aulisio, Lionardo
di Capua, Giuseppe
Pasquale Cirillo,
Domenico Cotugno,
Ferdinando
Galiani, Bernardo
Giacco, Giovanni
Maria della
Torre, Antonio
Genovesi, Nicola
Capasso, Nicola
Valletta. Di
alcuni di questi,
comunque resiste
qualche memoria,
anche se ristretta
in circoli
intellettuali
fortemente
minoritari.
Di altri, è
cancellato
o rischia di
essere cancellato
anche il più
pallido ricordo.
Eppure sono
stati uomini
che hanno dato
alla cultura,
nel suo significato
più
ampio, un contributo
non insignificante.
Angelo Manna
sospetta che
ciò
non sia avvenuto
in forza di
quella terribile
e inesorabile
legge che di
tanto in tanto
screma
l’elenco delle
persone illustri
da tramandare
ai posteri,
legge dura
ma imparziale.
Ma che si sia
verificato
in virtù
di una congiura
degli uni contro
gli altri.
Come gli interessi
politici ed
economici di
una parte dell’Italia
hanno fatto
aggio e hanno
segnato una
supremazia
su quelli dell’altra
parte, così
anche la cultura.
Di qui il compito
che si è
autoaffidato
di scavare
tra vecchie
carte per tentare
di ricostruire
ritratti e
busti dei più
dimenticati
tra questi
uomini e, per
alcuni aspetti
della loro
cultura, più
negletti e
passati sotto
silenzio.
Da poeta e
saggista qual
è, ha
cominciato
con il recuperare
varie Cose
di Napoli,
con il descrivere
L’inferno
della poesia
napoletana,
con il raccontare
aneddoti e
paraustielli
della Città
e dei suoi
poeti e dei
suoi letterati.
Lasciata la
professione
giornalistica
e smessa l’attività
di politico
militante,
ha intensificato
i suoi studi.
Ha verificato
con attente