Caro Direttore, Permettimi di inviare questa lettera aperta di fine d’anno ai miei colleghi parlamentari napoletani e ai miei colleghi consiglieri comunali napoletani…

Da “Spazio Nuovo” 27 Dicembre 1983

Bilancio Negativo di fine d’anno

Caro Direttore,
Permettimi di inviare questa lettera aperta di fine d’anno ai miei colleghi parlamentari napoletani e ai miei colleghi consiglieri comunali napoletani… Una specie di “Guagliù vedimmo ch’avimm’a fa, chè se anche il 1984 sarà come il 1983, pigliamo la strada di andarci a coricare, chè questa degli eletti del popolo non è arte nostra… Il panorama di Napoli e il panorama dei napoletani? Quale spettacolo offriremo del patrimonio edilizio e del patrimonio umano di Napoli all’anno che batte alle porte? Il solito…
Trasciniamo la nostra esistenza in una metropoli che si è sviluppata, negli ultimi decenni, nel caos babelico. Nuovi quartieri residenziali sono spuntati nelle zone panoramiche, verso la buonanima del pino e i suoi paraggi; molti edifici sono stati realizzati secondo le tecniche e le mode architettoniche “dernicer cri”, ultimo grido: ma quanto verde è stato ucciso e seppellito sotto le colate di cemento? Eh, sì… I ricchi, però, i pezzentoni risaliti, i pidocchi insignoriti, gli arrampicatori, i lecchini, gli usurai, i reggisacco del potere stanno bene, lassù… Verde o non verde? Pensiamo alla salute (loro). E all’ombra del quartieri residenziali bebelli di cui ho appena detto, trasciniamo la nostra esistenza nelle zone terra – terra: dove la repubblica libertaria e antirazzista ha eretto le “riserve ghetto”di Secondigliano e del Rione Traiano, dove ha realizzato i casermoni – dormitorio che in termini sociali non rappresentano altro se non la monumentalizzazione dell’apartheid, l’apoteosi mattonata e cementata dell’emarginazione dei ceti popolari, e cioè del popolo minuto!

Caos Babelico
All’ombra di queste mostruosità che, dal punto di vista della “resa” in termini di progresso e di civiltà, garantiscono soltanto la pacifica proliferazione del vizio e della criminalità (perché soltanto l’eterogeneità, soltanto la promiscuità dei ceti sociali più svariati e differenti può rappresentare la premessa della risocializzazione, del recupero dei rifiuti, dei retusi della democrazia: l’omogeneità, invece, rafforza i comportamenti negativi, è l’infrastruttura sulla quale sarà certamente consolidata la pratica del delitto e del vizio, l’aggressività – per effetto della concentrazione maggiore e circoscritta degli individui aggressivi – tenderà più agevolmente al raggiungimento di quel punto critico superato il quale l’intera consociazione rischierà il travolgimento…); all’ombra, dicevo, di queste mostruosità di Secondigliano e del Rione Traiano, e lontano ma non troppo dagli aristocratici quartieri residenziali, trasciniamo l’esistenza nostra nel centro storico dell’antica capitale, e negli edifici modesti, grigi, piuttosto cupi, che ad esso fanno corona dalla fine del secolo scorso: negli edifici, cioè, che furono il risultato – in termini di cemento – del famoso Sventramento di Nicola Amore. Ma in quali condizioni, colleghi colendissimi, li vedrà, anche 1984?
Del caos babelico di Napoli (del caos babelico in termini urbanistici), il risultato della bonifica umbertina e il centro storico dell’antica capitale costituiscono la parte più degradata. Dello sventramento i segni più cospicui sono tutti o quasi tutti da risventrare: molti palazzoni del Risanamento reggono ancora bene: ma il resto (la maggior parte) è tutto da rifare; il “cuci-scuci” non basta, le catene non servono più; occorrerà far piazza pulita se si vorrà un servizio pulito; occorrerà risventrare e risanare di bel nuovo, se si vorrà trovare spazi nuovi, vitali e rivitalizzanti (e occorrerà tenere ben presente che la malavita organizzata o non, la si combatte sventrando i quartieri schifosi dal quali spunta come fatal gramigna e nei quali ha i suoi centri decisionali: guagliù,ogni bonifica sociale deve avere quale presupposto una bonifica urbanistica seria. Seria: nel senso che le omogeneizzazioni delle 167 bisognerà considerarle soltanto follie! Più penso a questa democrazia dei dormitori-ghetto, più mi sta simpatico Hitler!…).
E cosa dire del centro storico? Il discorso sì fa tragico. Chiuso nella corona del Risanamento, l’antico centro storico di Napoli, il vecchio cuore dell’antica capitale può vantarsi, modestamente, di avere un elettrocardiogramma piatto! L’ultimo bonificatore del protonucleo fu don Pedro da Toledo, l’ordine di sventrare e di bonificare venne da Madrid, a impartirlo fu Carlo V di Asburgo, negli anni trenta del secolo decimo-sesto. Ma gli esiti di quella bonifica, che fu pressoché integrale, e, insieme con quegli esiti, tutto il preesistente, appaiono oggi (a distanza di 450 anni) devastati, rovinati e oltraggiati dalla strafottenza blasfema del potere (ce l’ho con voi, colleghi consiglieri comunali anziani…) e dalla mollacchiezza e dall’egoismo ciuccesco dei proprietari. Il centro storico di Napoli, l’unica Napoli che, per davvero, nel corso dei secoli è stata capace di scrivere – oltre che tante pagine di cronaca nera – anche un bel pò di pagine di storia civile (è inutile che vi lusingate…Colleghi illustrissimi, in mano a voi si è scritto soltanto cronaca nera, seppia, inchiostro, e il nero, le seppie e l’inchiostro ce li avete messi voi…) – Il centro storico di Napoli, dicevo, è un groviglio di putrescenze, un intrico di vicolacci lerci ed infetti, e di crocicchi senza sole e senza servizi igienici, è infestato di zoccole e di scarrafoni, è un ammasso di luoghi immondi (più immondi ancora dei luoghi immondi che molti di voi, colleghi pulitissimi, vi ritrovate al posto delle meningi e del cervello…), è un insieme fantasmagorico (pigliamolo a pazzìa, chè è meglio…) di focolai di infezioni terribili, ormai endemiche… Povero centro storico! Tifi, coleri, epatiti, salmonellosi, zelle, mali oscuri, stanno di casa tutti là. E non pagano la pigione, e voi, colleghi comunali, là li lasciate: tanto, chi va a ricorrere?… A non far pagare la pigione agli inquilini vostri – che poi sono nostri – siete ormai abituati… Pidocchi a parte, Ferlaino paga? E allora? Vedete che ho ragione io, come sempre? …

Povero centro storico
Povero centro storico: lungo, doloroso rosario di bassi la cui tragedia è ormai diventata statica, ferma nel tempo, eterna, immutabile; come penosamente eterna ed immutabile è ormai diventata la sorte dei suoi abitatori…
E gli antichi splendori che pure là, nel centro storico, stavano di casa? Soffocano! Soffocano sotto lo spessore pesante, sotto il galoppare frenetico e inesorabile della fatiscenza delle centomila catapecchie, dei centomila tuguri. I proprietari lasciano che anche gli antichi palazzi nobiliari, anche le più preziose vestigia del nostro passato (che non fu affatto inglorioso) se ne cadono in pezzi, lasciano che persino la storia, e la cultura (che fu capace di caratterizzarla, la storia, e che di questo centro storico fu la ispiratrice invidiata) vengano sepolte dal letame dei tempi democratici e repubblicani: proprietari abletti, si, ma protetti dal potere (da voi, consiglieri comunali anziani!… Fòse da appèndere non ce né!!) e dunque allineati e coperti, e dunque democratici anch’essi, e benemeriti come i loro padroni! (Cosa? I proprietari del palazzi antichi devono spendere molti soldi per tenere in piedi i gioiellini loro e i canoni che riscuotono sono bassi, lo stato non gli passa contributi, il comune neppure?… E chi se ne frega! i palazzi storici – storici storici però – che vanno in malora, colleghi consiglieri, possono essere salvati soltanto se confiscati: tenetelo a mente! Ne riparleremo in consiglio comunale: mo vaco ‘e pressa…).

I due bubboni schifosi
Insomma: il centro storico di Napoli, ormai stravisato dall’orrorosa condizione dei bassi, subisce ormai l’insulto della strafottenza animalesca dell’ iconoclastia egemone(sputate ncopp’ ‘e figurelle, guagliù!..)e viene addirittura bestemmiato come simbolo della padronalità esosa delle passate dominazioni, come bandiera delle antiche catene normanne, sveve, angioine, spagnuole e borboniche, e viene destinato allo sgarrupo, al dirupo, al degrado totale, alla distruzione!
Il terremoto che il 23 novembre del 1980 avrebbe dovuto fare danni non apprezzabili se voi, colleghi brillantissimi, vi foste presi la briga di correre per tempo ai possibili opportuni ripari (qua sventrare e là recuperare, qua il bulldozer e là la catena, il puntello, il ponteggio, il rinforzo solido e giusto…), il terremoto che il 23 novembre avrebbe dovuto passare quasi inosservato (e, inosservato non passò, per un buon terzo per colpa vostra…) ha abbreviato l’esistenza anche del centro storico di Napoli, anzi le sue mura restano allerta per scommessa, o per intercessione del sempre glorioso san Gennaro, retrocesso in serie B… al posto del Napoli…
Uno schifo di panorama offriremo al novello annetto. Non c’è che dire. D’altra parte: “chesta è ‘a zita e Sabella se chiamma”. Il centro storico, si: e Pianura e Soccavo, dove le mettiamo? Trasciniamo la nostra esistenza anche laggiù: nelle capitali mondiali dell’abusivismo edilizio, urbanizzate alla men peggio e alla chetichella, cresciute in tutta fretta, venute su con i difetti non già del rachitismo ma dell’elefantiasi… Pianura e Soccavo: riflettete, colleghi abusivissimi… Speculazione edilizia e stato di necessità; comunità assortite malissimo, all’insegna dei contrasti più macroscopici: Capitali (quibus…) di provenienza sospetta, a disposizione di sudati risparmi, volontà di sfidare lo stato che ci impedisce di farci la casetta e… bramosia di sfidare la disperazione: buhm! Tante belle bombe e tanti bellissimi spettacoli di macerie! Oppure: niente bombe e tanti bei: “Molla! Molla, molla la tanta gente e chi si è visto si è visto (Guagliù: ‘e cunte ‘e ffacimmo!).
E dove la trasciniamo ancora la nostra esistenza? Vieni 1984, e rifatti gli occhiuzzi, tiè… Capodichino, Poggioreale, Barra, San Giovanni a Teduccio, Ponticelli, San Pietro a Patìerno. Bella periferia? Tutti i vizi della campagna urbanizzata da vandali senza rispetto e senza fantasia (voi,colleghi anziani, voi giacobini, e cioè abitatori di palazzo San Giacomo!…) e neppure una sola delle tante virtù che dovrebbero e potrebbero avere i quartieri periferici di una metropoli civile! Grigiore, monotonia, case che non sono moderne e non sono antiche, case che sono arrangiamenti di ex masserie, parodie di cascinali, di case coloniche, e strade tutte uguali, piazze e vicoli e vicoletti tutti uguali, storti e stretti…
E vieni mò, 1984 e ricréati. Guardali, i due bubboni schifosi per antonomasia! L’Italsider di Bagnoli (che ben presto sarà l’Italsider di Bagnoli, di Fuorigrotta e di Posillipo) e la Mobiloil! Anche qua viviamo: vi-via-mo! Dal verbo vivere che vuol dire tutto il contrario di tutto quanto riusciamo a fare, qua, all’ombra dei sullodati bubboni!…
Containers: bare di ferro! Invenzione della democrazia antinazista! Oh! Genialità mediterranea! Oh! Munnezza!… (ce l’ho con te, collega Zamberletti rag. Giuseppe!, e con te, Fortuna avv. Loris, e, perché no, con te, pure con te, Scotti dott. Enzo, amico mio).
Anche i containers vedrà l’annetto pargoletto che batte alle nostre porte. E, d’altra parte, c’è poco da nascondergliela, la verità… La verità sta là, parla da sé, altro che demagogia! Containers! Tende! E tutta un’umanità dolorosa, afflitta, rantolante, in ginocchio?… Containers! Puh! Colleghi miei vi sto sputando in faccia! Si! Proprio! Mi querelate? Macchè! Vigliacchi! Mi fate ribrezzo!
Containers! Le avete inventate per abbreviarcela, la nostra esistenza! Scatolette di ferro che costano un occhio (nostro) e che riabilitano, dinanzi agli occhi della storia, persino i forni crematori e le cornee: a gas dei lager nazisti! I quali avevano di bello almeno questo: che non ti uccidevano lentamente, tu non morivi dopo lunga e penosa malattia; oh, no:, non ti davano neppure il tempo di gridare “Madonna, aiutami” e ti facevano secco, ti rispedivano al Creatore in quattro e quattrotto… Dio! Benedici chi non ci fa perdere tempo!…
Paletti e serpentoni

E la trasciniamo, la nostra esistenza, fra cantieri cronicamente aperti e quasi mai in funzione (che bell’invenzione, congratulazioni, questa dell’adeguamento dei prezzi!) e la trasciniamo a zig zag fra paletti biancorossi e rossogialli, tra sacchetti a perdere, schiattati, e sventolii di mappine, fra transenne e serpentoni, fra strade dissestate e cumuli d’immondizie, fra corsie preferenziali e autoveicoli di tutte le razze che, o restano bloccali nel bel mezzo dell’ingorgo, come inebetiti, o sfrecciano, come impazziti, specie davanti ad una scuola elementare all’ora dell’uscita; e la trasciniamo, la nostra esistenza, tra sensi unici che nessuno rispetta, tra ridde di semafori che funzionano a capocchia, fra i cantieri di una metropolitana che serve soltanto (ne parleremo presto, sì, colleghi ?…) a devastare il Vomero, a sperperare da qui all’eternità tanti bel miliardini (sempre nostri) a fare ingrassare ancora di più (ma non schiattano mai?) i tanti bei maialoni rossi e tanti maialini bianchi, di provenienza sopratutto nordista.
E dove, dove la trasciniamo, ancora, la nostra esistenza? Cari colleghi miei, e caro carissimo 1984, che avrai da vedere e da trasalire…? La trasciniamo tra barbacani e ponteggi, fra scuole occupate e devastate da terremotati, fra selve di innocenti (ironia delle parole:costano un occhio, questi tubi, e sono, tuttavia, innocenti!…); la trasciniamo tra le sportelle e i canestri dei verdumai che invadono i marciapiedi fra i caciocavalli, e i lampieri che… grondano dai frontespizi delle salumerie e delle “case dell’elettricità”; la trasciniamo tra i falò delle puttane e le bancarelle, fra i grecielli dell’arriffa e i contenitori (genovesi) della nettezza urbana, fra le jastemme dei vecchi che non riescono ad attraversare una strada e i “cavalli” e le gimkane dei guagliuncielli che, sui motorini e sulle vespe, o sfrennesejano o escono per la campata, che è sempre “scippata”!…

Le dominazioni più calamitose
Avrà da vedere il 1984! Vero, colleghi deputati?, colleghi consiglieri comunali? Caos edilizio e caos ecologico, suo degno pendant! Bagnoli e Fuorigrotta sono, grazie alll’ltalsider, fra le zone: più cancerose d’Europa; il mare di Napoli è tra i lavaroni più sporchi ed infetti dell’orbe terracqueo; il Vesuvio, tra qualche annetto, sarà sepolto sotto una miriade di villette; e la stessa sorte toccherà a Posillipo, per l’avanzata del bubbone bagnolese; e la medesima fine farà la zona dei Camaldoli, e la realizzazione del famigerato centro direzionale non lascerà in pace neppure più i morti del camposanto di Poggioreale!
Ma… guagliù! Colleghi deputati e colleghi eletti del popolo napoletano, spaparanzate le orecchie! Questo anno 1984 vedrà di peggio! Ché di peggio, voi, tutti quanti, avete allestito per lui e per i suoi successori!
Questo scorcio infame del secolo dei lumi spenti ha fatto di Napoli un obbrobrio sociale, ha degradato l’ambiente umano fino al punto che il livello morale, medio, di un napoletano, è da angiporto, da bassofondo. Voi, colleghi esimi, avete fatto di Napoli, una taverna portuale caraibica! Barbari! Voi, eletti dei popolo? Accozzaglia di criminali! Sciù, per la faccia vostra! (Mi querelerete? Macchè! Siete vigliacchi!).
Voi, protettori dei diritti del popolo napoletano – voi barbari dc e pci, dc… – avete trasformato il popolo napoletano in una moltitudine acefala, in una consorteria miserabile di decerebrati e di smidollati! Al caos urbanistico ed ecologico, corrisponde oggi, grazie a voi, (sta bbè!), grazie alla solerzia con la quale avete praticato la vostra costituzionale, connaturata barbaricità, un degrado umano che è allucinante. L’ “homo neapolitanus” ha rigettato il suo codice genetico, il suo gene è stravolto, trasformato in pejus, la sua memoria storica è come fosse stata cancellata; l’ “homo neapolitanus” verace è ormai una rarità da museo paleontologico, la civiltà napoletana verace sta ad ammuffire, ormai, nei libri di storia, e i libri di storia stanno aperti soltanto dinanzi a pochi occhi, di pochi nostalgici, e stanno dinanzi a miliardi di dentini di miliardi di tarme…
Le ultime “dominazioni barbariche” sono state le più calamitose della nostra bimillenaria vicenda: perché sono state capaci (in 30 anni, o poco più o poco meno) di trasformare Napoli in un cimitero di virtù civili, in un ammasso di rottami fisici e morali, dove la vita non è più vita, è viaggio degradante verso la bestialità!
Dediti all’iconoclastia sistematica e alla cultura del bidone e dello scartiloffio politico, voi, colleghi anziani, parlamentari o consiglieri comunali, avete fatto decadere Palazzo San Giacomo al rango di una bettola o di un postribolo per soldataglia avvinazzata; le vostre imprese più gloriose sono state le truffe continuate e aggravate, le omissioni degli atti di ufficio, gli interessi privati negli atti di ufficio, il tangentismo spinto fino all’insopportabile, il camorrismo più spietato, il millantato credito, l’abuso del potere, le confische capricciose, il clientelismo! Insomma, guagliù! In trent’anni, o poco più o poco meno, voi barbari dell’ammucchiata bianca e voi barbari dell’ammucchiata rossa, avete programmato, finanziato e realizzato l’apoteosi del cuccagnismo a tutti i livelli, avete spinto al deliquio, al rantolo, e persino alla morte totale e irreversibile, la meritocrazia, l’onore, la dignità, il rispetto per se stessi e per gli altri, l’operosità, la genialità, l’entusiasmo, la fantasia, la libertà di Napoli!
Abbasso la gara di appalto! Evviva la trattativa privata! Guagliù, dite la verità: sto dicendo bugie? Vi sto togliendo la stima, onorabilità? “Site o non site ‘a crema? ‘a ‘ccuppatura?…” Quante schifezze, povero criaturo, dovrà vedere il pargoletto Ottantaquattro, quaggiù, da noi? Migliaia di lestofanti si sono arricchiti e hanno in uggia l’onestà; migliaia di piccoli, loschi figuri sono assurti a dignità municipali e si sono fatti la villa, la fuoriserie, il fuoribordo e l’amante; e quanti falcimartelli e quanti bianchifiori hanno scoperto che tutto, quaggiù, in questa valle di lacrime, si può chiedere e si può ottenere, ché è soltanto una questione di bustarelle?… Migliaia di attori! Quanti attori! Un palcoscenico sterminato è diventata Napoli! Erano dei poveri guitti: li avete fatti diventare ottoni… E quanti analfabeti sono diventati professori, scrittori, segretari, presidenti, uomini di ciappa, spartegiacche, uomini di conseguenza, carte di tre… Immondizia fetosa, schifosa! E non li avete voi, colleghi colendi, sulle vostre coscienze di alchimisti, queste trasformazioni?, queste performances?, questi tra vestimenti? Migliaia di pennaruli, squallidi, che non sapevano e non sanno neppure dove stava e dove sta di casa, Napoli, non ne discettano, non ne disquisiscono? per essere a voi carissimi, fedelissimi? Gli date tutta la corda che vogliono (hai che vedé, Ottantaquattro bellissimo, che bussi alle porte nostre… Che addecrìo! Vedrai!…) e gliela date perché sanno essere ossequiosi, di fronte a voi, sanno fare l’inchino a squadra.
Una bolgia di sfaccendati, di faccendieri, di ruffiani, di pederasti, di servitorelli e di lacché, di mezze calzette e di screanzati!… “Dammi tanto e ti do il posto: dove lo vuoi? dentro alle croci? All’Atan? alla centrale del latte? lo volessi alla rai-tv?; dentro alla scopata che è più facile? dentro a una cooperativa? Dove? Dove, vivaddio, lo volessi, il posto: dillo a babbo tuo, spiegati con un esempio! Dai! Vuoi il macello? la Saubba, la Usla? vuoi fare il guardio? Vuoi lo spedale? Lo sai fare il portantino? Il termometro lo sapessi vedere? Che ne dici? Quanto mi dai? Cinque milioni? Dieci milioni?… Avvenire assicurato! Modestamente noi siamo democratici! (Munnezza! Siete o non siete immondizia, cocchi belli? Colleghi deputati, colleghi consiglieri comunali! Ma che cosa non dovrà vedere l’anno che sta per prendere il posto di questo scornacchiato di Ottantatré?…).
Aprirà gli occhi sul genocidio civile napoletano il nuovo anno! In malora un intero popolo! Il processo democratico è una catena di esempi edificanti! E gli esempi che il popolo napoletano ha ricevuto, negli ultimi anni, dall’alto, sono stati scioccanti, devastanti, distruttivi! il processo democratico, a Napoli, è stato un processo degenerativo! A prova di storia!
In malora un popolo intero per l’egoismo scellerato di predoni squallidi ma dalle mani lunghissime e dalle ganasce instancabili; per l’esosità di una classe politica che con il passare del tempo è riuscita soltanto ad aguzzare la propria foja animalesca, la propria bestialità arrogante: ha innalzato sui propri pennoni la bandiera della pirateria, ha rubato ed ha assassinato uomini ed istituzioni, ha mortificato e prostituito tradizioni e leggi, ha cambiato i connotati alle nostre cose, e, soprattutto, ha cambiato i connotati alle nostre coscienze! I nostri freni inibitori sono stati allenati, nessun delitto ci fa più impressione, siamo stati drogati da un’accolita di droghieri miserabili, perversi!

Il degrado urbanistico
Allucinante il degrado urbanistico; allucinante il degrado ecologico; straziante lo spettacolo che il centro storico e la periferia sanno offrire (case che non sono case, catapecchie che stanno tienimi ché ti tengo, bassi lerci ed infetti nei quali ogni freno morale è saltato, ogni specie di delitto, più che una tentazione, è diventato addirittura il solo ed unico modo naturale che ci resta per tentare di sopravvivere, o per tentare di sbarcare il lunario…
Il dato più sconcertante, però, il più funesto dei risultati conseguiti dall’impazzare impunito del latrocinio e del genocidio vostro, colleghi illustrissimi, è rappresentato dal degrado sociale nel quale Napoli è precipitata e continua a precipitare ogni giorno… Giorno dopo giorno! E’ vero. La Società di uno stato si atteggia moralmente sulla moralità dei suoi rappresentanti politici! Napoli, più e peggio di ogni altra metropoli mediterranea, ha un milione e mezzo di abitanti che sono diventati la negazione del sociale, sono vicinissimi, per conformazione mentale e intellettuale, agli antropoidi, sono, oggi, più animali che uomini, sono tutto l’opposto di tutto ciò che legittimamente avrebbero potuto e potrebbero essere!
Siete voi i responsabili di questo stravolgente regresso, di questa caduta vertiginosa dell’umano, di questo approdo, che è uno sprofondare progressivo, alienante: perché avete badata ad arraffare, perché avete affondato a più non posso i vostri grugni bavosi nelle mangiatoie ( che erano basse!, perché ve ne siete strafottuti delle istanze reali del popolo di Napoli, perché avete usato ogni cura nello strumentalizzarne i problemi, le aspettative, le speranze! Glieli avete cambiati i connotati al popolo di Napoli! Gli avete appiccicato sulla faccia i connotati dell’accozzaglia di selvaggi! Un’altra maschera, povero Pulcinella!… Se Napoli è oggi una metropoli in sfacelo, la colpa è soltanto di coloro (voi!) che l’hanno governata negli ultimi anni come fosse stata una vacca da mungere. Povera Napoli! Un tessuto sociale che marcisce da cima a fondo, un corpo canceroso attaccato da mille metastasi. Era tra le più belle città civili; Napoli?… Sta di fatto (che oggi è la Capitale del!’immoralità a tutti i livelli: nei bassi e nei quartieri – ghetto vivono come uomini più di mezzo milione di bestie! Nei palazzi istituzionali vivono come pubblici amministratori tremila ladri e assassini. Nei quartieri residenziali vivono come gente-bene migliaia di manutengoli, di complici abietti e compassati del regime genocida: vivono gli apatici, i “non c’ero, e se c’ero dormivo” vivono i cinici, i “non C’ero, stavo a Cortina, in Svizzera, nel Lichtenslein, a portare i miei miliardini”… Vivono i molluschi, gli arrampicatori che si sono saputi arrampicare, i porvenus, la storica piaga di Napoli, la borghesia ricca e parassita, il popolo grasso dei tempi viceregnali, gli arrendaturi delle gabelle, gli appaltatori, i curia!i, i grandi offiziali, gli sbirri, i magistrati, i cattedratici, i grandi funzionari, i cortigiani, coloro che allora si arricchivano sulle proprie corna e sull’usura, e ora si arricchiscono entrando nei giri – che – contano ungendo le ruote, “refunnenno uoglio p’‘a lampo… “. Miseria, camorra, delinquenza minorile, senzatettismo cronico, disoccupazione, mestierismo utilitaristico, di emergenza, prostituzione maschile e femminile, matura, acerbissima! Cancri napoletani che stanno, cari colleghi, sulle Vostre nere coscienze e sulle coscienze nerissime dei vostri accoliti laici o non laici elevati al minimo o al massimo esponente! Lo avete abbrutito voi il popolo, lo avete emarginato, e quei poveri disgraziati che non se ne sono potuti andar via per il mondo stanno là, da secoli, ghettizzati e criminalizzati, da voi, campioni della democrazia libertaria e antifascista…

Quartieri abbandonati
Case che fanno schifo, quartieri abbandonati a se stessi, abbandonati all’inventiva geniale… E l’inventiva geniale della gente affamata, cenciosa, emarginato e bestializzata da voi, che eravate il potere, inventò la camorra.. Già! Uno stato nello stato, contro lo stato, uno stato ribelle, anarchico: per legittima difesa, per stato di necessità… (Guagliù… Andateci piano con la camorra, eh? Non intricatevi di cose più grandi di voi…Omissis. Ne riparleremo…).
Il tempo stringe e lo sproloquio ha straripato già. Il resto ce lo diremo la prossima volta. Ora vi stia bene un arrivederci affettuoso, natalizio…
Il 1984 vedrà tutto questo che vi ho raccontato. Voi farete qualcosa perché il panorama possa essere meno turpe, meno fetente? Ah?
Che ne dite, colleghi colendissimi; il 9 gennaio andremo alla prima riunione del consiglio comunale. Tutti insieme appassionatamente?… i distintivi saremo disposti a lasciarli fuori dalla porta?… Napoli, per voi, è una città? E’ la solita mucca? Che cavolo è?… Mah… Cento di questi giorni…
Ricordate però: il Tormentone il cervello all’ammasso non l’ha mai portato: e là sta, in mezzo: alla Camera dei deputati come a Palazzo San Giacomo… E la pacchia è finita! Parole d’onore…