Tributo d’Onore, il saluto

Alla notizia della scomparsa del Grande tra i Grandi di Napoli, Angelo Manna, annuncio fu da me postato in mailing-list “Napoletanità” e “Ddojesicilie”. Ne seguì, spontaneamente, questo Forum che resta, a caldo di emozioni dovute all’impatto della triste notizia, il più autentico Tributo d’Onore al Maestro .


E’ volato nel Paradiso dei Puri un Grande Napoletano: Angelo Manna!
Molti di voi ricorderanno, agli esordi di “Napoli Canale 21”, questo pittoresco personaggio, dalla battuta sagace e dalla tempra guerriera che inneggiava all’Orgoglio Meridionale ed al Riscatto della sua Identità il popolo del Sud. Possedeva eccelsa cultura, tanto da tradurre testi da lingue arcaiche. Tuttavia si esprimeva in napoletano, con colorite espressioni, per far giungere il suo messaggio e la sua solidarietà di meridionale ai meridionali meno istruiti e meno fortunati. Era questa sua modestia a renderlo GRAN SIGNORE.
E’ stato per anni uno dei più validi giornalisti del quotidiano “Roma” di Napoli.
E’ stato la VERITA’ e l’ANIMA personificate del nostro popolo, della nostra bella città che egli ha amato più di una donna.
Come accade a tutte le persone schiette e sincere, è stato spesso osteggiato e schernito dal potere precostituito ma ha tenuto fede, fino all’ultimo, ai suoi ideali, alla sua verace e straripante NAPOLETANITA’!
E’ stato il mio Maestro e lo piango e lo …. rimpiango.
Sarebbe doveroso tributargli il più caldo e tenero omaggio, ricordandolo come merita: un illustre nostro concittadino. ‘Nu Lazzaro e ‘Nu Rre !

Marina Salvadore Comunicaz. e Immagine Mov. NeoBorbonico – Milano


Sarebbe bello poter intitolare ad Angelo Manna un premio per l’ “Orgoglio Meridionale”, organizzato dal Movimento Neo-BORBONICO, da CONTROCORRENTE, IL GIGLIO, l’ALFIERE eccetera…, con adeguata manifestazione annuale che andrebbe a premiare i meridionali che si sono distinti nel compito della diffusione dell’amore patrio, con mezzi espressivi diversi: il giornalista, lo scrittore, il pittore, il “brigante”…l’emigrante o il cantante piuttosto che il poeta o il “posteggiatore”….
Gaeta o Napoli ne sarebbero la sede più indicata! Vogliamo provarci?

Marina Salvadore


Condivido tutto e sono d’accordo con te sul progetto (potremmo iniziare il tutto con una messa in suffragio fra un mese): è stato lui ad insegnarmi il Sud…
Noi siamo andati ai suoi funerali mercoledì e abbiamo coperto la sua bara con la nostra (la sua) bandiera…

Gennaro De Crescenzo Pres. Mov. NeoBorbonico


Ecco il testo del telegramma che il sottoscritto ha inviato alla famiglia del nostro compianto Angelo Manna a nome di tutti i compatrioti del Sud:
LA GRANDE ANIMA DI ANGELO MANNA E’ VOLATA ALTA LIBERANDO IL CORPO MATERIALE DALLE SOFFERENZE E DAGLI AFFANNI. I COMPATRIOTI E GLI AMICI DI SEMPRE, ILLUMINATI DAL SUO INSEGNAMENTO DI VITA E DI PENSIERO, TESTIMONIANO COMMOSSI LA LORO GRATITUDINE E DEVOZIONE, E’VISSUTO COME HA PENSATO, RICEVENDO UNA SOLA GRANDE RICOMPENSA: LA GIOIA SPIRITUALE CHE SOLO IL GIUSTO POSSIEDE.

Antonio Ciano – Gaeta


Pianga il popolo meridionale la scomparsa di un combattente per la riscossa dalla sudditanza “italiunita” del suo paese, pianga, ma non disperi, gli insegnamenti del TORMENTONE non saranno sparsi al vento. Precursore dei tempi, ebbe il coraggio dell’identità nel periodo dell’internazionalismo sinistroso, la sfacciataggine del guaglione in periodo di lecchinaggio borghese, l’intelligenza del net-work quando oggi si fanno ancora le riviste “rivoluzionarie”.
MA POI VENNE PRESO DAL PERSONAGGIO diventò parlamentare (fra i migliori e prolifici della sua legislatura) e volle cambiare le sorti del sud con le leggi del parlamento ITALIA UNITO, TENTO LA REPUBBLICA CON I SOLDI DEL RE, lasciò Napoli, i suoi figli sparsi nell’area partenopea, le sue goliardie festose, i suoi gesti egocentrici e spacconi… ed andò a Roma. Addio, la rete del parlamentismo partitocratico lo prese a laccio e mentre si dibatteva su interrogazioni parlamentari e chissà cos’altro, la gente, ‘o popolo, che si era scaldato, finalmente arrabbiato, finalmente scosso, venne ripreso alla catena del ragionamento. Angelo Manna straccio l’apatia e la rassegnazione di noi meridionali, rivoluzionari e padri di famiglia, quando era qui, quando era con noi.
Lontano da Napoli la mente dei napoletani ebbe il sopravvento sugli istinti ed il cuore si rassegnò alla convenienza o (nella maggior parte dei casi) ai ricatti dei partiti. Un altro “re” ci aveva lasciato. Nel frattempo, ed in contemporanea a quanto scritto, un suo allievo inconsapevole, e certamente meno bravo con le interrogazioni parlamentari, affiggeva manifesti nelle valli lombardi e quando divenne deputato resto lontano, molto lontano, da ROMA LADRONA.
Poi ci venne a Roma, ma da Ministro. Chi ebbe fame (soprattutto di giustizia e dignità) si accontentò delle briciole, chi da più di cento anni mangia tutte le pietanze (ai danni di noi meridionali) fino alla frutta VOLLE PURE IL DOLCE. Poi MANNA tornò, si tornò a Napoli, il suo allievo inconsapevole gli aveva dimostrato che “si poteva fare” si potevano svegliare i popoli senza la morfina dei vecchi partiti.
Lui tornò e tentò. tentammo… andò male… ormai era tardi, il treno da lui avviato si era fermato al nord, in rigetto alla lega nord anche chi solo 2 anni prima cantava l’internazionale e la morte dell’orgoglio nazionale (ai loro occhi sempre troppo fascista) si era stampato la targa di italiano doc sul petto ed aveva insegnato l’inno di Mameli ai propri figli. Pure gli “amici” del suo vecchio partito, a cui aveva dato 83.000 e + voti gli girarono le spalle, anzi semplicemente non lo capirono.
Comprensibile, incomprensibile non farsi vedere nemmeno al suo funerale, a cui erano presenti alcuni rautiani di oggi e di ieri che almeno hanno capito che l’identità di un popolo non si scontra con l’idea di nazione se essa rappresenti il rispetto di TUTTI i suoi partecipanti, ed erano presenti alcuni nostalgici di una monarchia che più che considerarsi decaduta si considera totalmente francese. Nei campi elisi dei meridionali, caro brigante del tormentone, avrai visto tutti al tuo funerale, rautiani senza rauti, neoborbonici senza Borbone, strette di mano alla “io ci sono”, manifesti firmati Strasburgo e tanti altri.
Tu li avrai visti tutti, fra tutti forse c’era qualcuno che potrà raccogliere il tuo testimone, il SUD ASPETTA, IL SUD NON MOLLA. Addio per ora, ma ti assicuriamo che non molleremo, non dispereremo e solo quando un giorno ci rincontreremo insieme a chi ci a preceduto e a chi verrà dopo di noi, potremmo riprendere chitarre e tammorre, e bestemmiare insieme come piaceva a te.

JOVIS – Napoli


Mi associo al cordoglio sincero di Marina; io desidero ricordarlo nella prefazione all’ inferno della poesia napoletana, recitazione di Carlo Giuffrè.
Cosa distingue il genio, il maestro l´artista, dall’uomo qualunque?
L´unanime rimpianto e la comune tristezza che assale coloro i quali abituati a bilanciare i conti con la propria coscienza tutti i santi giorni, si rendono conto di quanto squallore ed ignoranza ci circonda e ci schiaccia la vita.
ANGELO MANNA: P R E S E N T E!!

Salutiamolo a capo scoperto.
Cumbaceiro – Raffaele De Luca – Rio de Janeiro


Mi associo all’idea e, ovviamente, alle condoglianze.
Il sito duesicilie.org è a disposizione

Carmine Colacino – Univ. Basilicata PZ


Non ho avuto possibilità di conoscerlo. Parlatemi di lui.

Leandro – Rimini


Con la morte di Angelo Manna scompare non solo un ottimo uomo politico ma un grande galantuomo di vecchio stampo che attraverso alcuni indovinati programmi televisivi seppe mettere in guardia i napoletani contro i pericoli d’una classe dirigente ladrona.
L’ho conosciuto personalmente negli anni 80 ed ho potuto ammirarne la grande signorilità e disponibilità.
Uomo di vasta cultura sotto l’aspetto un po’ burbero nascondeva una grande e traboccante umanità.
I partenopei debbono molto a quest’uomo e spero che prima o poi sia ricordato almeno in toponomastica.

Luciano Somma – poeta – Napoli


D’accordo anche io, cosi non perderemo le battaglie da lui combattute, cerchiamo di conservare la memoria per le future generazioni, per non fargli trovare il deserto.

Giuseppe Lipari – calabrese a Roma


Compatrioti,
La grande anima di Angelo Manna è volata in cielo. I suoi insegnamenti, il suo amore per la nostra patria comune hanno tracciato nei nostri cuori la fede incancellabile dei grandi uomini.

Ho dedicato ad Angelo un capitolo del mio libro, lo accomuno a Gramsci nel suo Meridionalismo. Ne avevo parlato con lui a Gaeta, nella trattoria Masaniello ove eravamo soliti rifugiarci. L’ultima volta che ci siamo visti si è fermato con la macchina nei pressi dei bastioni dell’Annunziata, è stato fermo un quarto d’ora, mi ha detto: “Antò, lasciami osservare il silenzio e la sacralità di questi luoghi”. Da lì si osservava il castello Angioino-Aragonese, in tutta la sua maestosità, sotto i riflettori e ad un tratto sento la sua voce roca: “Antò, sento ancora le cannonate dei piemontesi”. Ed io: “Angelo, le sento tutti i giorni, le senti? Poi, quando leggono e mi dicono incazzato che devo rispondere? Niente, io sono di Gaeta cazzo e le bombe e le cannonate le sento proprio tutte, come sento le fucilazioni dei bersaglieri, come sento le grida della gente di Pontelandolfo, di Casalduni, di Venosa, di Barile, di Gioia del Colle, di Scurcola, di Montefalcone, di Teramo, di Bronte…”
Quante volte abbiamo pianto assieme!!
Caro Angelo, grazie per quello che hai fatto per tutti noi, grazie a te abbiamo riacquistato l’orgoglio e la dignità.

Antonio Ciano – Gaeta


Era meglio che non accendevo il computer..ma a che cosa sarebbe servito se non a rinviare questa tristezza immensa che ha oscurato all’improvviso il mio cuore…..non conoscevo bene il Caro Angelo Manna ma…. quel poco mi ha fatto capire che era una persona speciale… che era interprete di un periodo ansioso e tragico della crisi di un popolo, alla ricerca di nuove sorgenti di piacere, di bellezza, di ideale…di una vita vissuta con tutte le energie di una tensione continua verso qualche cosa di più elevato….che dire se non…..nella sua grande vita c’è un po’quella di ogni NAPOLETANO!!!

Carlo Alberto Paolino


Grazie Marina per il ricordo di Angelo Manna che hai voluto condividere con la lista.
Ricordo l’emozione di quando un giorno ebbi l’onore di conoscerlo di persona. Non ricordo l’anno, ma fu sicuramente in occasione di una presentazione di un libro di storia patria al Circolo della Stampa.
Per me adolescente Angelo Manna rappresentava una figura monolitica di uomo tutto d’un pezzo, un uomo che credeva nei valori che hanno accompagnato la mia crescita civile a Napoli, prima di essere costretto dalla disoccupazione a cercare un futuro altrove.
Non potrò mai dimenticare, oltre ai concetti che così schiettamente esprimeva, la sua voce, la sua particolare simpatia ed il suo fortissimo accento partenopeo.
A lui sono legati anche i miei ricordi dei primi giorni di Canale 21, quando il mio televisore aveva solo 2 canali (non c’erano i telecomandi) e per ricercare la frequenza di Canale 21 dovevo infilare il braccio dietro al “cassone” di legno del televisore per trovare la manopola della sintonia….
Marina, quante puntate del “Tormentone” ci siamo visti… e quanti commenti stimolavano in famiglia i discorsi di quel simpatico signore in bianco e nero. Angelo Manna ne aveva per tutti, era il paladino del popolo contro la prepotenza dilagante …
Che possa riposare in pace, nell’onore che merita.

Sergio Fiori da Faenza


Non l’ho mai conosciuto di persona. Lo ricordo nelle sue trasmissioni a Canale21, quando si scagliava, con un linguaggio chiaro e rivolto a tutti, contro i mali passati e futuri del Meridione.
Un addio ad un Grande Professionista, capito dal Volgo, dimenticato dai colti.

Gennaro Agrillo
Lazzaro Napoletano
a 141 a.d.i. / a 202 a.d.t.g.


“Coloro che non riuscirono a morire massacrati? Scesero dai monti e deposero le armi. Si vendettero finanche l’onore delle figliolette e delle madri per togliere il disturbo. Scesero dai monti per prendere la via dell’unica speranza di vita che la matrigna Italia fosse capace di additar loro: l’America…..un passaporto rosso, una mappatella appesa ad una mazza, la morte nel cuore. E fu l’emigrazione ………. Andò al porto di Napoli, l’Italia degli intellettuali, a vederli partire … Fu soltanto capace di cantarci sopra, di sventolare fazzoletti, di intonare canzoni lacrimose … Partono ‘e bbastimente pe tterre assaje luntane …! Versò qualche lacrimuccia vigliacca. Tornò a casa, mangiò con buon appetito, e si fece la controra. Prosit, Italia degli intellettuali …”.
DAL LIBRO “QUEGLI ASSASSINI DEI FRATELLI D’ITALIA”
Con dedica scritta a penna: “AD ALFONSO CERRATI VIVA LU ‘RRE!! DA BORBONICO A BORBONICO CON TANTO AFFETTO … ANGELO MANNA”
Posso aggiungere solo il mio pianto inconsolabile

Alfonso Cerrati – Sicilia


Carissimo don Angelo,
lo so: è ipocrita sciacquarsi e risciacquarsi la coscienza con i necrologi e le dediche post mortem. Per la verità sono in molti ad essere in difetto nei vostri confronti: noi compresi che vi amavamo e vi stimavamo, eppure vi abbiamo lasciato solo. Però la colpa -perdonate- è pure un po’vostra.
Vi pensavamo quasi immortale, corrucciato Pelide sudista invulnerabile nell’orgoglioso isolamento di Acerra. E poi – se proprio vogliamo dirla tutta – ci mettevate in soggezione.
Voi rappresentavate un rimprovero fatto carne, un’ingombrante, fastidiosa pietra di paragone della classe dirigente nostrana, ascara, pagnottista, vile, in vendita sul mercato dell’indegnità per molto meno dei topici trenta denari. Ma eravate anche una testimonianza vivente della nostra pochezza, dell’inanità dei tentativi, – generosi e magari, a volte, eroici – attuati da noi “nuovi meridionalisti” per risollevare le sorti di questa terra e di questo popolo, ridotto – come scriveste un giorno – a una “brutta razza di pecore”.
In realtà siamo sempre stati coscienti della distanza incalcolabile che ci separava dalla vostra persona; tuttavia ce ne consolavamo guardando a quanto voi stesso, in questi anni, avete dilapidato senza risparmio: voti, consensi, energie immani, un talento inesauribile e poliedrico.
Ma si trattava, in fondo, d’una consolazione meschina, perché i difetti vostri – anziché sminuirvi – vi innalzavano in statura, rendendovi meridionale ancor più verace di quanto già non foste; e negli “eccessi” del vostro temperamento guascone brillavano, spegnendosi, gli ultimi bagliori di nobiltà della patria napoletana.
Cosa resta, adesso, delle battaglie politico-culturali, del clamore delle assemblee parlamentari e dei comizi, della febbrile e colta attività pubblicistica, delle tribune televisive? Niente, forse, se non il sonno dell’estrema pace, sebbene foscolianamente confortato di pianto?
No, caro don Angelo: non ci credo. Nessuno di noi può crederci sul serio. Per darci una ragione della vostra scomparsa preferiamo riportare alla memoria un detto che voi – appassionato cultore dei fasti della dinastia sveva – amavate ripetere spesso nel corso degli incontri con noi “discepoli” estemporanei.
Sono le ultime parole pronunciate da Manfredi di Hohenstaufen prima della disfatta nella fatale battaglia di Benevento. Rivolgendosi ai fedeli rimastogli accanto nell’ora della sconfitta e della fine – sparuti e oppressi da una nera nube di angoscia per il destino che stava per compiersi – il principe, atteggiando il volto a regale serenità, affermò sorridendo: “La morte? La morte è un dettaglio…”.
Con affetto

Lorenzo Terzi


Marina,
lo sai, sono sotto schock per la perdita di Angelo e di Cosmo Ciaramaglia, un altro grande, un’altra grande anima del Sud. Ciaramaglia, Angelo ed io avevamo fatto un tris d’assi favoloso e quando andavamo a cena assieme erano dolori per tutti nei ristoranti di Gaeta dove oltre a parlare di storia si cantava e si beveva. Dio! sto male. Angelo e Mimmo non ci sono più, erano dei punti fermi per me. Forse sono stato il suo ultimo vero amico, ci telefonavamo quotidianamente, l’ultima volta mi ha regalato il suo libro di poesie ” l’inferno della poesia napoletana” con allegata audiocassetta. Marì, forse era scritto così, nel mio prossimo libro ho dedicato un capitolo a Manna e a Mimmo Ciaramaglia, ora sto piangendo, ma loro due già stanno in cielo a ridere di noi. Lo so. forse mi aspettano. Ciao.
A. Ciano – Gaeta


Onore ai caduti borbonici, raccogliamo la bandiera da loro lasciata e proseguiamo la battaglia culturale.

Francesco Varchetta – Modena


Mi associo, W Angelo Manna
proporrei di dedicare uno spazio alla sua biografia, si potrebbe, ad esempio, inserire nel prossimo numero di “Due Sicilie” o, se non fosse possibile, mettere l’autobiografia nel sito di due Sicilie.

Larosa


Ciao Marina,
mi permetto di darti del tu perché hai scritto che Papà è stato un tuo maestro.
Mi chiamo Raffaele Manna e sono il figlio di Angelo, ‘O Rrè, come tu lo hai definito. Forse io non lo ho conosciuto così come lo hai conosciuto tu e tanti altri come te. Tanti che hanno apprezzato il Suo sforzo per la conservazione delle tradizioni, della storia e della cultura napoletana. A prescindere da tutto e da tutti. Dalle ideologie politiche, dal credo religioso e da tutte quelle convenzioni contro le quali Papà ha sempre lottato. Dagli schemi, insomma, che imprigionano gli uomini e li fanno restare dei mediocri.
Beh, credo di essermi dilungato nel ringraziarti per le belle parole che hai scritto e, spero, di poterti incontrare per parlare di Papà. Grazie.

Raffaele.


Carissima Sig.ra Marina
il mio desiderio è quello di non far finire nel nulla ciò per cui tutta una vita mio padre ha combattuto.
L’aspettiamo presto a Napoli.
GRAZIE

Liana Manna


Ciao Marina,
ti invio una piccola quartina di Papà scritta, credo, nel 1961 ai tempi del “Corriere di Napoli”.
Questa poesia, più di tutte le altre che ha scritto, sintetizza il Suo modo di pensare, il Suo modo di intendere la vita.
La fatalità… Ti abbraccio e spero di risentirti presto.
Raffaele.

“… E ‘nce steve ‘na vota, ‘nce steve je
cu ‘a vita mia, ch’è gghiute e ch’è venute
comm’a nu cunte ch’eva ‘j accussì:
… ‘e accussì è gghiute!”