associazione culturale amici di Angelo Manna

 

 

 
Per molti anni giornalista de "Il Mattino" (ieri in tipografia si è commosso abbracciando il tipografo che di solito collaborava con lui), autore di saggi e pubblicazioni storiche ("adesso sto scrivendo la storia delle rivoluzioni mancate da Napoli"), il suo curriculum ha avuto una vertiginosa impennata quando ha deciso di brandire il microfono come clava. In sette anni ha prodotto 900 ore di trasmissioni, ha ricevuto 53 minacce di morte e 180.000 lettere di consenso.
A Montecitorio ha promesso sfracelli ed esibizioni plateali: "Farò il deputato a tempo pieno, ho almeno ottantamila motivi per farlo". A chi gli ha chiesto di fare l'identikit del suo voto ha risposto: "per me ha votato il popolo, ma anche intellettuali borghesi e tantissimi studenti. Io sono un fenomeno e questo dà fastidio a tanta gente. Mi sentiranno!".

L'intervista comincia con lui che fissa lo sguardo su una delle bozze attaccate alla parete della mia stanza al giornale. "Quel titolo è sbagliato, prence non è un vocabolo del dialetto napoletano, ma, già, dimenticavo l'università si fa a scuola, non studiando nelle cantine come l'ho fatta io e come si dovrebbe fare".
Con un personaggio come Angelo Manna la miglior difesa è l'attacco ed allora attacco subito: è vero che hai detto che a Montecitorio piscerai addosso a quei bastardi che sono contro Napoli? “Così hanno scritto”? “Sì, così hanno scritto”. “E' una bugia grande come una casa, fa parte, comunque, della letteratura di bugie che dicono sul mio conto. E' una storia che nasce da lontano e che ora si esalta per via della mia elezione plebiscitaria, la verità è che nessuno mi perdona la popolarità che ho conquistato e il coraggio che ho avuto a scrivere "L'inferno della poesia napoletana". Ma io me ne fotto, continuo a ripetermi : ann'a schiattà, è tutta invidia”.
“Sarà anche così, però di te non si può dire che usi bagnare la lingua in Arno”. “Sì è vero, ma non consento che si dica che sono volgare, uso il dialetto per essere convincente, per scioccare il popolo e offendere quelli dell'ammucchiata, ma questa non è volgarità. Volgare lo sono stato una sola volta quando al Tormentone dissi testualmente: nei bassi napoletani si schiattano i tubi delle latrine e addosso a migliaia di persone piove merda e pisciazza. Non me ne pento, ti immagini se avessi detto che a causa della rottura di alcune condotte igieniche si riversano nelle case fiumi di liquami