associazione culturale amici di Angelo Manna

 

 

 
                                                                    Intervista di Carlo Franco

L'onorevole Manna è per qualcuno soltanto un nuovo Masaniello. "Questa" - dice - "è la peggior offesa che mi si possa fare". Da giornalista della carta stampata, ad istrione di una televisione privata: in sette anni ha prodotto 900 ore di trasmissione, ha ricevuto 53 minacce di morte e 180.000 lettere di consenso. E, un mese fa, 80.000 preferenze. Non c'è dubbio: " E' 'o popolo che 'o vvo'!"

Sbatti Manna in prima pagina. E' stata come una parola d'ordine l'indomani del 26 giugno. E giù tonnellate di piombo che hanno riproposto all'Italia e al mondo una immagine di Napoli che certamente non giova alla città. La sua elezione, suffragata da una valanga di consensi, ha fatto scandalo: morto Achille Lauro sembrava che il profondo Sud non avesse più (per fortuna) né il fiato né la voglia di scegliersi un altro capopopolo. Le insegne logore del meridionalismo protestatario sembravano definitivamente ammainate; anche l'ascia di guerra sembrava sepolta.
Ed invece eccoci qui a fare i conti con il "fenomeno del Tormentone" che tra l'altro, non ha neanche la phisique du ròl del capopopolo. Angelo Manna, quarantotto anni, giornalista di professione, ma di fatto napoletano con la schiuma in bocca e il coltello tra i denti. La sua vicenda è un lunghissimo capitolo di invettive scagliate dal microfono di una televisione privata che ora sembra preferirgli Maurizio Costanzo. Ce l'ha con tutti principalmente con l' "ammucchiata del potere", che di recente ha accusato di genocidio con fine abietto per non aver previsto e prevenuto il terremoto ("Io l'ho fatto con almeno tre mesi di anticipo" e lo dice con una sicurezza che lascia a dir poco sconcertati). Accettando l'intervista ha rintuzzato le accuse e la sua replica è stata furiosa come è nello stile del personaggio che interpreta da sette anni. Il suo slogan è: "restituire noi a noi stessi", in calce alla sua firma c'è sempre l'imprimatur : "E' 'o popolo che 'o vvo'!". Il giudizio che dà di sè stesso è lapidario: "Mi sento napoletano non italiano. Europeo sì, ma solo perchè mi rifaccio alla Storia di Napoli capitale d'Europa. Oggi, però, con queste mistificazioni non siamo più niente".